Angelo Savelli
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FORMAZIONE
Angelo Savelli, regista, autore e docente, nasce a Stia in Casentino (Arezzo) nel 1951. Studia Filosofia con Eugenio Garin e Storia dello spettacolo con Ludovico Zorzi all'Universita' di Firenze, città dove tuttora vive e lavora. Nel frattempo inizia una serie di personali studi e ricerche a sfondo folklorico ed antropologico sulle tradizioni popolari del Meridione d’Italia sotto l’influsso delle opere di Ernesto De Martino e Diego Carpitella e degli spettacoli partenopei di Roberto De Simone.
Dopo alcuni anni di lavoro come operatore culturale ad Arezzo e Firenze, nel 1974 entra a far parte della cooperativa "Il Granteatro" di Carlo Cecchi, partecipando alla realizzazione di: "Woyzeck" di Buchner, "A' morte dinto o' lietto 'e Don Felice" di Petito e "La cimice" di Majakowskij. E' poi assistente alla regia di Egisto Marcucci in "23 svenimenti" di Cecov.
Nel 1976 conosce Peter Schumann, il patriarca della compagnia americana Bread and Puppet, e per circa tre anni collaborerà sia in Italia che negli Stati Uniti ad alcuni dei suoi spettacoli: “La ballata dei 14 giorni di Masaniello”, “Circus parade”e “White horse”.
TEATRO
Nel 1976 debutta nella regia con lo spettacolo “La terra del rimorso” ispirato all’omonimo studio di Ernesto De Martino sul fenomeno delle tarantolate pugliesi. Per l’occasione fonda, con Pino de Vittorio, la compagnia "Pupi e Fresedde" e da questo momento la sua attività s'identifica quasi completamente con quella della compagnia della quale è stato direttore artistico fino al 2000.
Appassionato di pastiches teatrali e letterari, abile riduttore ed adattatore, studioso del teatro popolare italiano, amante del teatro musicale dall’avanspettacolo al melodramma (numerose le sue regie liriche e rimarchevole la sua pluriennale collaborazione con i compositori Nicola Piovani e Jean Pierre Neel e con gli attori/cantanti Pino De Vittorio e Gennaro Cannavacciuolo), Savelli dal 1976 ad oggi mette in scena per "Pupi e Fresedde" un centinaio di spettacoli, anche in veste d'autore e di adattatore, molti dei quali ottengono un largo successo nazionale ed internazionale, venendo rappresentati nei maggiori teatri e festival di tredici nazioni di tre continenti (dal Theatre de la Ville di Parigi alla Shaspilhause di Amburgo, dall’Almeida di Londra alla Kleine Komedie di Amsderdam e al Theatre 140 di Bruxelles, dal Sao Luis di Lisbona al Grec di Barcellona, dall’Hebbel di Berlino al Bellas Artes di Madrid, dal Teatro di Tunisi all’Unione e Benevolenza di Buenos Aires, dal Teatro Municipale di Istanbul al Teatro dell’Opera di Ankara.
Nel 1980 scrive e produce per la Biennale di Venezia lo spettacolo “Festa in Tempo di Peste. Nel 1982, grazie agli auspici di Philippe Tiry, due dei suoi più riusciti spettacoli, "Il convitato di pietra ovvero Don Giovanni e il suo servo Pulcinella” e “I balli di Sfessania”, vengono scelti dalla Commissione Culturale della Comunità Europea per effettuare la prima tournèe europea sovvenzionata di una compagnia teatrale.
Nel 1984 produce per il Festival d’Avignone (Cloitre des Celestins) lo spettacolo “L’amore delle tre Melarance” scritto per l’occasione da Vincenzo Cerami.
Nel 1986 scrive e produce per il Festival di Madrid il testo bilingue, italiano/spagnolo, “Plauto in farsa”. Nello stesso anno produce per il Centre Drammatique Ennuyer e il Theatre de la Place di Liegi il testo bilingue italo/francese “I figli di Medea” sullo sradicamento culturale dei discendenti degli emigrati italiani in belgio.
Nel 1989, in occasione del Bicentenario della Rivoluzione Francese, scrive e produce per il Centre Drammatique de Montepellier il testo bilingue, italiano/francese, "Figaro o le disavventure d'un barbiere napoletano", realizzato in coproduzione con la compagnia La Carriera di Arles.
Nel 1986 diventa direttore artistico del Teatro di Rifredi, uno spazio che, privilegiando un teatro d’autore, giovane ed alternativo, diventa in pochi anni una delle sale più qualificate e apprezzate della città di Firenze.
In questi anni comincia ad interessarsi attivamente alla grande tradizione italiana del varietà, dell’avanspettacolo e della canzonetta, realizzando frizzanti e fortunati spettacoli tra cui "Cafe' champagne" “Core ‘e mamma” e soprattutto "Carmela e Paolino varieta' sopraffino" tratto da un lavoro di Jose Sanchis Sinisterra.
Insieme all’insediamento a Rifredi, avvia su Firenze una curiosa esperienza di Teatro d’Appartamento che ottiene un grande successo in tre diverse occasioni: nel 1986 con “Sarah la nera” dello stesso Savelli, nel 1990/91/92 con “Le tre verità di Cesira” di Manlio Santanelli e nel 1994 con “Mamma” di Annibale Ruccello. Sempre grazie al radicamento a Rifredi ha modo di realizzare specifici ed importanti progetti pluriennali per le Scuole Medie Superiori, dapprima con “L’arte della commedia”, un viaggio nella commedia italiana (Ruzante, Aretino, Gigli, Pirandello), poi con “Teatro e letteratura” una serie di trascrizioni sceniche di alcuni capolavori della letteratura italiana (“Decamerone”, “Orlando Furioso”, “Promessi sposi”, “Leopardi/Pavese”, “Gattopardo”) e recentemente con “Scienza e Teatro” (Galileo, Dottor Faust, la congettura di Goldbach, Einstein), tuttora in corso.
Dal 1992 si dedica al progetto “Toscanateatro”, un progetto di promozione del teatro toscano di tradizione e contemporaneo che, ad oggi, vede tra i suoi esiti di maggiore successo: “Gian Burrasca un monello in casa Stoppani" dello stesso Savelli con gli attori dell’Arca Azzurra , “Gallina Vecchia” di Novelli con Marisa Fabbri e Carlo Monni, “Grogrè” di e con Marco Zannoni.
Nel 1993 inizia ad occuparsi di Teatro per i Ragazzi mettendo in scena da prima dei propri testi (“Il giornalino di Gian Burrasca”, “Le novelle della nonna”, “I viaggi di Calandrino”) poi quelli del figlio Andrea Bruno Savelli (“Il Riciclone”, “Aci Babà e i quaranta pedoni”).
Nel biennio 2000/2001 è stato direttore artistico del Teatro Manzoni di Pistoia. Attualmente è regista stabile del Teatro di Rifredi.
Dal 2002 ha incominciato ad occuparsi dei rapporti con il Medio Oriente e la Turchia realizzando “Jerusalem Juliet” sul conflitto arabo/palestinese e il suo ultimo grande successo, “L’ultimo harem”, interpretato dalla prestigiosa attrice turca Serra Yilmaz. Contemporaneamente mette in scena in lingua turca “La famiglia dell’antiquario” di Goldoni per il Teatro Municipale di Istanbul e “Il canto della terra perduta” da Ruzante per il Teatro Statale di Ankara.
Autonomamente da Pupi e Fresedde, tra il 1986 e il 1989 dirige il Theatre de la Carriera di Arles in un Ruzante in lingua occitana ed in un Moliere in lingua provenzale. In italia nel 1994 scrive e dirige per il Teatro dell'Arca di Forli uno spettacolo di schietto sapore romagnolo: "Bertoldo in festa". Continua poi la sua collaborazione con l’attore ed autore romagnolo Giampiero Pizzol realizzando "Amamaz" e “Bagno di nozze”.
OPERE, OPERINE, OPERETTE
L’uso costante della musica come elemento fondante della rappresentazione teatrale fa di Savelli uno specialista del teatro musicale soprattutto popolare e leggero ma anche di quello colto. Infatti la sua prima regia del 1976 è proprio l'operina "Bastiano e Bastiana" di Mozart realizzata a Firenze per conto del’Arci Musica.
Nel 1985 dirige per la Biennale di Parigi "Orfeo II" di Monteverdi/Berio, lo spettacolo che inaugura la "Grande Halle de la Villette" voluta da Mitterand.
Nel 1987 per il Teatro Comunale di Firenze dirige l'ensemble vocale "L'homme armee" in "Festoso e' il Carnevale", e per il Festival Musica del Novecento di Trento una "Serata Lorca/De Falla" ed una "Serata Satie" con la direzione di Maurizio Dini Ciacci.
Nel 1992 mette in scena al Teatro Verdi di Pisa "La Cenerentola" di Rossini con la direzione di Claudio Desderi. Nel 1994 mette in scena a Pistoia "Pagliacci" di Leoncavallo. Nel 1995 realizza due operette "Il paese del sorriso" e "La danza delle libellule" di Franz Lehar che vengono rappresentate prima al Teatro Verdi di Pisa e poi al Teatro Comunale di Firenze. Nel 1999 in occasione di un laboratorio sulla formazione dei cantanti lirici produce a Bibbbiena “La bella Galatea” di Franz Suppè. Nel 2000 scrive per il musicista Bruno De Franceschi il libretto di un’operina per bambini: “La cantata di Peter Pan”.
Nel 2000 in occasione delle celebrazioni del papa/librettista Giulio Rospigliosi mette in scena a Pistoia “L’Erminia sul Giordano” di Michelangelo Rossi con l’Ensemble "Musa Ludens" di Andrea Perugi e nel 2001 in occasione delle celebrazioni verdiane mette in scena sempre a Pistoia “Rigoletto” di Giuseppe Verdi, con la direzione del maestro Herbert Handt.
Alla fine del 2001 mette in scena per la Provincia di Arezzo “La scala di seta” di Rossini con la direzione di Giovanni Varoli.
Tra il 2002 e il 2006, sempre con la direzione di Herbert Handt, realizza tra Lucca e Pistoia “La clementina” di Boccherini, “Il barbiere di Siviglia” di Rossini e “Il Tabarro/Gianni Schicchi” di Puccini, “Don Giovanni” di Gazzaniga.
Nel 2003 realizza a Clermont Ferrand, per conto del Centre Lyrique d’Auvergne, “Il disperato Innocente” di Francesco Boerio insieme alla Cappella della Pietà dei Turchini di Napoli diretta da Antonio Florio.
CINEMA E TELEVISIONE
Per il cinema nel 1982 scrive e dirige per il film "Il Marchese del Grillo" di Mario Monicelli la scena del Teatro d'Alibert. Per la televisione nel 1992 realizza 24 sketch comico/musicali sulla canzone italiana del Novecento per altrettante puntate del programma di RAI UNO "Partita doppia" di Pippo Baudo.
LABORATORI, SEMINARI E CORSI
Nel corso degli anni tiene alcuni seminari di propedeutica teatrale per i giovani che spesso si concludono con la creazione di specifici spettacoli: così avviene in Abruzzo (“Santi lupi e serpenti” 1979) in Basilicata (“Il delirio di Michele Vozza” 1981) ad Arezzo (“La cortigiana” 1992) e in Sardegna (“La furiosa commedia” 1997) Tiene inoltre numerose conferenze e stage sul teatro popolare italiano e la Commedia dell’Arte, soprattutto all’estero: Parigi, Evry, Alès, Lisbona, Buenos Aires ecc.
Nel 1998 tiene un laboratorio sulla “macchietta napoletana” a Prato ed uno sul “personaggio teatrale” a Benevento.
Dal 1993 al 2002 tiene regolarmente tutti gli anni un corso d’aggiornamento per gli insegnanti delle scuole medie di Firenze e Pistoia incentrato sui temi della messinscena e della scrittura scenica. Dal 2002 tiene dei laboratori di “lettura drammatizzata” presso l’Università di Pisa.
Nel 1999 e nel 2000 insegna “Commedia dell’arte” all’ERAC “Ecole Regional d’acteur” di Cannes.
PUBBLICAZIONI
“DON GIOVANNI E IL SUO SERVO PULCINELLA”
(testo dello spettacolo con interventi di Paolo Puppa, Giuliano Scabia e Siro Ferrone)
La casa usher – Firenze 1983
“L’AMORE DELLE TRE MELARANCE”
(testi di Vincenzo Cerami e Angelo Savelli)
Centro Internazionale di Drammaturgia di Fiesole – Firenze 1985
“PERCHE’ SI SCRIVE UN TESTO TEATRALE”
in A.A.V.V.V “Una giornata in casa Medici”
Libreria Internazionale Le Monnier – Firenze 1994
“LA MASCHERA DAL CARNEVALE AL TEATRO”
in .A.V.V.V “Eduardo in maschera”
Edizioni Scientifiche Italiane – Napoli 1995
“EDIPO O LA PARABOLA DEL TEATRO”
in A.A.V.V. “Edipo e la Sfinge”
Libreria Internazionale Le Monnier – Firenze 1995
“IL TEATRINO DI GIAN BURRASCA – cinque copioni di Teatro per Ragazzi”
(Il giornalino di Gian Burrasca – Le novelle della nonna – I viaggi di Calandrino Bertoldo in festa – La cantata di Peter Pan)
Casa editrice IDEST – Firenze 2001
“TEATRO E LETTERATURA” - cinque adattamenti teatrali da capolavori della letteratura italiana
(Decameron, Orlando Furioso, I Promessi Sposi, Operette Morali e Dialoghi con Leucò, Il Gattopardo)
Edizioni Provincia di Firenze – Firenze 2004
“ZIO PETROS TRA SCIENZA, LETTERATURA E TEATRO”
in “Matematica e Cultura” a cura di Mirella Manaresi
Springer- Verlag editore - 2005
TESTIMONIANZE
Estratto da: Paolo Puppa “Teatro e Spettacolo nel secondo Novecento” Biblioteca Universale Laterza – Bari 1990
(…) L’aretino Angelo Savelli, cresciuto all'ombra di Carlo Cecchi e di Roberto De Simone, da cui eredita il gusto antropologico, e passato attraverso esperienze di teatro di strada in occasione del suo gemellaggio coll'americano Bread and Puppet (da cui il nome della compagnia che ne calca la dizione in Pupi e Fresedde). Anche Savelli si fissa in una maniera bilingue, in una scissione tra alto e basso che convivono nei suoi interventi, dove preraffaellismo, morbidezze simboliste e rovinismi cimiteriali inciampano sulle grossolanità e sui coups de báton, sulle tarantolate e sui “Balli di Sfessania”, mentre la farsa che rimbalza dall'opera buffa napoletana insudicia litanie lamentose e languidi pallori che esalano da estenuanti imageries. Così avviene ad esempio con “Festa in tempo di peste” del 1980 e ne “Il convitato di pietra” del 1981, tutte partiture montate dallo stesso regista che ogni tanto però si affaccia su testi onirici, ossia senza le spezie e i contraltari popolari, come per la pasoliniana “Affabulazione” del 1980 e per “Lo sconosciuto chiamato Isabella” di Marcello Morante. (…)
FRANCE SOIR 19.7.1982
C'est à la Compagnie Pupi et Fresedde, de Pino de Vittorio e Angelo Savelli que nous devons ce bonheur, à partir des traditions populaires de l'Italie du Sud au XVI siecle que notre Jacques Callot décrivit de si remarquable et inquiétante facon à la suite d'un voyage qui le conduisit à Naple.
Voici dansée, chantée, jouée, vécue l'annonce de ce que sera bientot la Commedia dell'Arte. Une paysannerie encore à demi plongée dans les limbes des origines du monde fait bouillir sa soupe dans le chaudron de la sorcellerie, s'abandonne charnellement à l'ogre du Carnaval chatouille le menton des anges, tire sans complexe la queue du diable, oubliant l'instant d'une fete à force de rites soudain révélés, le tombeau de limon et de labeur ou le hasard de sa pauvre naissante l'a enfoule dès la première, sueur de son front. Cela est a la fois hors du temps et tres proche, insolite et éternel.
Le spectacle s’acheve. Dans une grande envolée de fourches et de cornes, les comédiens repoussent le public au-delà de l'arène. Sagement, on attend qu’ils reviennent se faire applaudir. Mais non, ils renteront desormais invisibles et ne salueront pas. C'est à nous, au contiraire, de les saluer. Le vrai talent - qui s'en souvient encore? - ne pratique pas la mendicíté.
France Soir - Francois Chalais
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